Se c’è ancora qualcuno che pensa che il femminismo sia un movimento politico demodè e oramai inutile, vorrei che prestasse attenzione ad alcune tendenze molto preoccupanti.
Iniziamo da oltreoceano e dall’imminente insediamento di Trump alla Casa Bianca.

Trump e l’aborto
Fin dai primi passi della sua campagna elettorale, è apparso molto chiaro che i suoi 4 anni di presidenza non saranno una passeggiata per le donne e per i loro diritti.
La sua politica poco trasparente (ma facilmente intuibile) sul diritto all’aborto ha creato una certa ansia nelle donne con un minimo di capacità di prevedere il futuro, tanto da far aumentare la vendita della pillola del giorno dopo del 1000% in un solo giorno.
Una paura fondata visto che, tra i punti del programma di Trump per “rendere l’America di nuovo grande”, potrebbe esserci quello di ritirare dal commercio queste pillole e di rendere l’aborto illegale, nella stragrande maggioranza dei casi.
Sempre nella terra delle grandi opportunità, all’indomani della vittoria di Trump, il post del nazionalista Nick Fuentes con lo slogan “Your body, my choice” (“il tuo corpo, una mia scelta”) è stato visualizzato più di 90 milioni di volte e ripostato più di 35 000 volte. Coloro che attaccano in modo diretto i diritti riproduttivi delle donne hanno preso nuovo vigore all’indomani della vittoria di Trump, con uno slogan che ribalta, di proposito, la rivendicazione femminista “My Body, My Choice”.
E intanto in Corea dei Sud…
Le cose non vanno molto meglio in Corea del Sud (e come potrebbero?), un paese in cui negli ultimi anni si sono affermati movimenti femministi radicali e, in risposta a questi ultimi, una preoccupante quantità di movimenti di uomini che odiano le donne e le minacciano di morte.
E’ quello che è accaduto a Darim, designer di uno dei videogiochi più popolari nella Corea del Sud: MapleStory.
Nel trailer lanciato sui media per presentare il nuovo look di uno dei personaggi, ai giocatori (maschi) è sembrato di intravedere in uno dei gesti del personaggio, un simbolo femminista. Nel giro di pochi minuti Darim è stata inondata di insulti e minacce di sabotaggio, di stupro e di morte.
Il gesto che ha fatto scatenare l’ira funesta dei giocatori di MapleStory è simile a quello adottato da un movimento femminista sudcoreano circa 10 anni fa: il pollice e l’indice che si avvicinano come ad indicare una misura molto piccola, quella del pene dei loro connazionali, presi in giro in modo diretto dalle attiviste del gruppo Megalian.
Questa caccia alle streghe ha portato molte femministe sudcoreane a nascondere le proprie idee per paura di ritorsioni.
Immaginate se le donne dovessero minacciare di morte gli uomini ogni volta che si sentono offese o ridicolizzate da questi ultimi? Nei social media non ci sarebbe posto per parlare di altro…

Le Soft Girlfriends svedesi
Ma veniamo alla civilissima Europa e al paese che più rappresenta, nelle nostre immaginazioni, l’emancipazione femminile: la Svezia.
Nella terra in cui i diritti delle donne venivano rivendicati già nel XVII secolo, Vilma Larsson, 25enne dalle belle speranze, ha lanciato un nuovo interessante trend chiamato “Soft Girlfriend”.
“Ogni mese – afferma Vilma – (il mio fidanzato) mi dà una paghetta. Ma, se ho bisogno di più denaro, glielo chiedo. Se, invece, spendo meno di quello che mi da, metto da parte quello che resta.
Spero che questa ragazza infinitamente ottimista e le sue 11.000 follower non rimangano mai single, altrimenti potrebbero scoprire, in brevissimo tempo, che senza l’indipendenza economica nessuno è veramente libero di fare le proprie scelte.”

Attenti ad Andrew Tate
Non succedono cose più entusiasmanti in Inghilterra, dove il bellimbusto Andrew Tate è diventato uno degli influencer più acclamati dalle giovani generazioni di maschi disorientati e in cerca di un modello di mascolinità “forte”.
Con la testa rasata, il sigaro in bocca e l’espressione da pirla, il 39enne, americano con cittadinanza britannica, non esita a spiegare ai suoi follower, in numerosi video e post, che il problema del mondo è che non ci sono abbastanza uomini come lui che fa quello che vuole. Chiama le donne “femmine” e spiega perché il loro compito principale sia quello di procreare e amare tutto quello che ama il loro uomo: le donne non hanno, a suo dire, un’autonomia di pensiero.
Beh, come contraddirlo: le donne con le quali lui avrà stretto un qualche tipo di rapporto non possono essere persone con un vero senso critico, altrimenti lo avrebbero mandato al diavolo dopo i primi 5 minuti di interazione.
Questo modello di maschio che definisco “rudimentale” – per non usare termini sconvenienti – pensa di poter sostituire le capacità intellettive con i cilindri delle sue automobili ed è completamente ignaro del fatto che le donne siano esseri pensanti e abbiano delle opinioni.
Se state provando un po’ di tenerezza per l’ingenuità del pirla in questione, vi distolgo subito: Andrew Tate e il suo fedele fratello Tristan sono indagati per sequestro di persona, traffico di esseri umani, sfruttamento della prostituzione, stupro e associazioni a delinquere.
E in Italia?
E per finire con la ciliegina sulla torta, come non spendere due parole sull’italianissimo Tony Effe, escluso dall’ultimo concerto di capodanno che si è tenuto a Roma per le proteste sollevate contro i suoi testi sessisti, misogini e che istigano alla violenza sulle donne.
Da persona comprensiva dovrei pensare che il ragazzo ha avuto una vita difficile e frustrante ma da individuo comune la prima osservazione che mi viene in mente è: possibile che questo sfigato non trovi una psicologa brava che lo aiuti a capire che il marcio è dentro di lui e non nelle donne che tanto sembra odiare?
