Pochi giorni fa mi trovavo nella stazione di Firenze Santa Maria Novella in attesa di un treno – stranamente – in ritardo. Dopo aver fatto il solito giro per i negozi della stazione, dopo aver guardato tutte le nuove uscite nella libreria Feltrinelli e aver consumato un latte macchiato dal prezzo sconcertante, ho deciso di avvicinarmi al bellissimo e maestoso albero di Natale eretto di fronte all’ingresso ai binari.
Ad attirare la mia attenzione non erano le bellissime e luminosissime decorazioni, bensì una folta schiera di bigliettini appesi sulla punta di tutti i rami più bassi, fitti fitti, quasi come se facessero parte degli addobbi stessi.
Cosa mai avrà spinto tante persone a lasciare una traccia scritta su un foglio di carta improvvisato per l’occasione, in un tempo storico in cui nessuno risponde più neanche ad un sondaggio di tre domande e in cui l’uso della penna sta decisamente cadendo in disuso?
Non sarei potuta partire con questo dubbio: dovevo avvicinarmi e leggere almeno alcuni di quei biglietti, quanto più che il mio treno riportava altri 25 minuti di ritardo.
Con mia grande sorpresa i bigliettini erano delle lettere rivolte a Babbo Natale da persone adulte, non da bambini, improvvisate in un momento di attesa del treno o di arrivo alla stazione.
Incredibilmente non si trattava dei soliti messaggi scritti dai turisti di tutto il mondo per ringraziare Firenze di essere così bella. Tra alcuni foglietti, scritti con gli alfabeti più affascinanti che abbia mai visto, la stragrande maggioranza delle “letterine” erano scritte in italiano, con un linguaggio semplice e sincero, come quando si scrive in un diario segreto.

Ho iniziato a leggerne alcuni, con lo scarso interesse di chi sta cercando di riempire l’attesa dell’ennesimo treno in ritardo; ma più andavo avanti e più mi si palesava un quadro interessante per la sua candida trasparenza.
Cosa chiede a Babbo Natale una persona “qualsiasi”, nell’intimità di un biglietto anonimo e quindi nel massimo della sincerità?
Nessuna richiesta di auto veloci, case lussuose o gioielli indimenticabili, NESSUNA.

Nella stragrande maggioranza delle “letterine”, il regalo più desiderato per il 2025 è l’amore, in tutte le sue intense sfumature: amore per i figli, amore per la persona con cui si condivide l’esistenza, amore per gli altri, amore per la vita.
C’è chi si raccomanda a Babbo Natale perché possa diventare un genitore in grado di dare equilibrio e stabilità ai propri figli, chi desidera fare pace con i propri brutti pensieri e ritrovare l’amore per se stesso, chi ringrazia per tutto l’amore ricevuto, sapendo che regalo più grande non esiste.
Tra i messaggi dei più giovani ho trovato tante “richieste” di arrivare al traguardo lavorativo desiderato. Studenti che aspirano a diventare professori universitari, medici, architetti, con la certezza che nel proprio lavoro troveranno l’amore per se stessi e la propria realizzazione.
Qualcuno pensa alle tante persone che vivono in paesi che, anche questo Natale, saranno in guerra e per loro chiede semplicemente pace e serenità.
Sara scrive: “Caro Babbo Natale, quest’anno vorrei un po’ di spensieratezza, che le persone che amo stiano bene, che Antonio si svegli e che io riesca ad amarmi un po’ di più”.
Il messaggio che più mi ha commosso chiede a Babbo Natale semplicemente “un po’ di tranquillità e tante risate… ho dimenticato come si faccia e che suono abbiano”,
Il mio treno è arrivato e io mi allontano a malincuore e mi prometto che, al ritorno, proverò a leggerli tutti quei bigliettini e, magari, ad appendere anche il mio.
