Cari uomini, nel mese dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne, questo articolo voglio dedicarlo a voi.
Voglio parlarvi direttamente di quello che succede perché siete voi che dovete fare in modo che le cose cambino. Le donne sono impegnate su tutti i fronti nel contrastare una cultura che le vuole, da sempre, in una posizione di svantaggio e debolezza rispetto agli uomini, ma solo con una presa di coscienza da parte vostra potremo veramente cambiare le cose.
La violenza sulle donne riguarda tutti. Non lasciate che siano solo le donne a combattere questa difficilissima battaglia.
Ogni 3 giorni in Italia una donna viene uccisa per mano di un marito, un fidanzato, un ex compagno. Ogni giorno tantissime donne subiscono insulti verbali, abusi di potere e violenze sessuali. Nel 91% dei casi le donne sono vittime di persone che conoscono, che frequentano quotidianamente, che abitano in casa loro.
I responsabili di abusi e violenze non sono squilibrati che vivono ai margini della società, sono persone che definiremmo “normali”, che conducono una vita “tranquilla”; persone con le quali ci relazioniamo tutti i giorni.
Questo dato mostra, in modo palese, che la violenza sulle donne non è la conseguenza di un disturbo mentale, bensì il frutto di una cultura radicata nei secoli che ha trasmesso, di generazione in generazione, l’idea che l’uomo occupi una posizione di privilegio rispetto alla donna e che, per questa ragione, possa considerare la donna inferiore e non degna dello stesso rispetto.
La violenza sulle donne riguarda da vicino anche gli uomini.
Immagino che, nella migliore delle ipotesi, ogni volta che un uomo venga a conoscenza dai media di un femminicidio o di uno stupro, la sua reazione sia di pensare che – fortunatamente – lui stesso e gli uomini che frequenta siano diversi e lontanissimi dal poter persino concepire un simile reato. Questa valutazione permette a molti di tenere tutto a distanza, di provare dispiacere per le vittime e orrore per i carnefici.
Ma questo atteggiamento è frutto di una constatazione superficiale della realtà e non deve lasciarvi tranquilli. Ogni uomo ha una madre o una sorella, forse una figlia o una nipote che vivono circondate da uomini che, solo in apparenza sembrano “normali” ma che, ad una più attenta osservazione non sono, a volte, così rispettosi nei confronti delle donne che hanno vicino, delle loro individualità e del loro diritto di autodeterminarsi.
Osservateli bene: quella battuta maschilista buttata lì “solo perché fa ridere”, quel commento mezzo serio “se mi tradisce l’ammazzo”, quello sguardo un po’ troppo intrusivo sulla vicina di casa, devono allarmarvi e devono farvi reagire.
Come il cittadino che assiste ad un reato e non denuncia, ogni volta che rimanete muti di fronte a tali commenti o, peggio, accennate ad una risatina di approvazione, vi comportate come complici di reati. Non sono reati solo la violenza fisica, lo stupro e il femminicidio: questi fenomeni sono la punta di un iceberg molto profondo, che trova spazio nei comportamenti di tutti i giorni e si radica in una cultura maschilista e violenta.
Non sarà il caso di dire basta?
Siete sicuri che ridere ad una battuta contro le donne sia un atteggiamento “da veri uomini”? Siete sicuri che supportare il disprezzo indiscriminato per tutto il genere femminile” sia la cosa giusta da fare? Siete certi che perpetuare una situazione di ingiustizia, ereditata senza alcun merito, mostri il meglio della vostra mascolinità?
Non sarà invece il caso di esercitare il senso critico nei confronti di voi stessi, della società e delle persone a voi più vicine e iniziare ad esprimere le vostre opinioni? Non è forse questa la parte migliore dell’essere umani?
Vale davvero così tanto quella risatina di complicità con il vostro giro di amici da riuscire ad inibire la capacità di giudizio e la volontà di reazione a certi atteggiamenti deprecabili e ignobili?
Allora se non siete d’accordo fatelo presente. Ditelo all’amico che fischia alla barista che non è rispettoso, che a lui non farebbe piacere se qualcuno lo richiamasse come un gatto. Fate notare al collega che controlla la propria compagna in modo ossessivo che non ha il diritto di perseguitarla solo perché non si fida. Forse è lui ad avere un problema di fiducia. Manifestate il vostro dissenso di fronte ai conoscenti che si vantano di non lasciare che le loro mogli escano vestite come vogliono.
E soprattutto fate osservare ai vostri figli che i commenti negativi sulle loro compagne “perché sono femmine” non hanno ragione di esistere, perché a perpetuare una condizione di pregiudizio siamo bravi tutti, per sovvertirla ci vuole coraggio e onestà.
Ogni volta che lasciate correre, che non esprimete il vostro disappunto, che non protestate contro una violenza attuata o intenzionale, state dando il vostro implicito consenso a queste azioni ed intenzioni, state dando un altro piccolo contributo alla cultura della sopraffazione.

Anche gli uomini sono vittime della cultura maschilista e patriarcale
Gli uomini sono vittime della cultura maschilista e patriarcale dominante perché sono nati e cresciuti in un contesto che già la prevedeva: l’hanno assorbita senza accorgersene e senza metterla in discussione perché questa cultura con sé portava privilegi impliciti. Ma le donne non accettano più di essere trattate come esseri umani di serie B e di questo anche gli uomini devono farsene una ragione.
Il modello culturale per il quale gli uomini dovrebbero essere forti, competitivi e ricchi mentre alle donne basterebbe essere gentili e di bell’aspetto perché a tutto il resto penserà il principe azzurro, è destinato a scomparire per sempre e ad essere soppiantato – finalmente – da riferimenti di genere più elastici, all’interno dei quali ogni individuo può esprimersi per quello che sente di essere, al di là delle aspettative legate al suo sesso biologico.
E’ una rivoluzione culturale importante, che a lungo termine porterà benefici anche agli uomini, che, non più costretti in modelli rigidi di mascolinità, potranno ritrovare una maggiore libertà di espressione.
Stare in silenzio non basta più. Rendere la società un posto migliore per tutti è anche compito vostro. Perché il benessere e la sicurezza delle vostre compagne, madri, figlie e sorelle è una cosa che vi riguarda in prima persona.

