Il movimento Me too si riaccende in Francia

Il problema delle molestie nel mondo dello spettacolo riaccendono le luci sulle prassi e sugli abusi di potere che caratterizzano questo settore in tantissimi paesi. Questa volta tocca al cinema francese, scioccato (davvero?!?) dalle denunce di stupro e abuso su minore presentate dall’attrice Judith Godrèche nei confronti del regista Benoît Jacquot.
Secondo le accuse della donna, la relazione che la legava a Jacquot negli anni ottanta e che vedeva lei, attrice quattordicenne, legata al regista trentanovenne, non sarebbe stata consensuale ma frutto delle manipolazioni dell’uomo su di lei.
L’attrice, dopo anni di silenzio e traumi psicologici ha deciso di parlare e dopo di lei altre colleghe hanno accusato lo stesso regista di molestie. Questo episodio è stato seguito da altre simili denunce nei confronti di altri registi, varcando i confini nazionali e arrivando fino alla Spagna.
La cosa non sorprende e, per la sua diffusione, sembra far pensare che il fenomeno, così come negli Stati Uniti, sia diffuso un po’ in tutta Europa, come prassi consolidata e, per molto tempo, neanche contestata.
Un sistema codificato
Viene in mente che insieme al solito abuso da parte degli uomini sulle donne, il sistema cinema abbia quasi “codificato” una routine comportamentale secondo la quale i registi uomini, senza alcuno scrupolo o dubbio, possano richiedere alle attrici emergenti e non, prestazioni che vanno molto al di là del recitare con dedizione e espressività. Una sorta di gavetta necessaria per ottenere un ruolo che i colleghi uomini, probabilmente, ottengono semplicemente dimostrando di essere all’altezza della parte.
E così l’abuso di potere diventa manipolazione e abuso sessuale e disegna un quadro all’interno del quale colei che si oppone a tali molestie è tagliata fuori per non aver permesso che la reiterazione del sopruso.
Forse per le sue connotazioni artistiche, alcuni atteggiamenti nel mondo dello spettacolo, si prestano, più che in altri ambiti, ad essere mascherati da altro, e riescono più facilmente a passare come tollerabili. Ciononostante esiste un limite oltre al quale le richieste diventano inaccettabili e la dignità delle persone è calpestata.

Non sempre è semplice smascherare certi abusi, soprattutto quando non esiste la possibilità di sottrarsi senza conseguenze disastrose per la propria carriera. Questa impossibilità di scelta non è neanche da prendere in considerazione nel caso di una minorenne per la quale i concetti di possibile, obbligatorio, corretto e scorretto sono ancora troppo sfuocati.
Per chi non è impigliato nelle maglie del magico mondo fatato dello spettacolo, alcune costrizioni possono sembrare impossibili anche solo da concepire ma purtroppo la verità ha un’altra faccia che a noi “spettatori” appare solo in ombra nelle parole che, da sempre, rivestono i personaggi femminili di tale mondo.
Attricetta e attorino
Cosa vuol dire esattamente il termine “attricetta” che spesso abbiamo sentito attribuire ad attrici più o meno popolari? Il dispregiativo si riferisce alle scarsi doti di recitazione o qualcos’altro? Come mai non abbiamo sentito pronunciare altrettante volte il termine “attorino” al maschile? Forse perché gli attori uomini sono tutti bravi a recitare fin dal primo giorno?
No, la verità è che il termine “attricetta” allude al fatto che da loro ci si aspetta un comportamento “aperto al compromesso” che permetterà loro, se sono state abbastanza accondiscendenti e silenziose di diventare “attrici” per grazia di registi uomini che, a dispetto delle loro stesse presunte doti artistiche, le hanno consacrato tali, per meriti estranei al talento artistico.

Fa sorridere il commento di Jacquot che afferma che il lavoro del regista è quello di spingere le attrici al di là dei loro limiti per fare in modo che queste possano esprimere il meglio di se stesse e che questi limiti da valicare sono rappresentati dalla soglia del letto del regista stesso.
Verrebbe da dire che in effetti ci vogliono dei superpoteri per andare a letto con uno che ragiona così ma sappiamo bene che la scelta non ha nulla a che fare con l’espressione artistica e molto a che fare con il ricatto.
Consola il fatto che sempre più attrici abbiano denunciato i comportamenti illegali di registi e produttori ma l’ampiezza del fenomeno lascia senza parole e lascia intuire che il lavoro da fare è ancora tanto, non solo dal punto di vista legale ma, anche e soprattutto, nella mente dei molestatori.
