- Il dibattito Trump vs Harris, si è concluso da meno di 48 ore e già tutte i media del mondo sottolineano come l’ex presidente degli USA ne sia uscito sconfitto.
- Un confronto televisivo durato 90 minuti tra due candidati unici nel loro genere: da un lato l’ex presidente Trump, uno dei più controversi della storia americana, 79 anni, così politicamente scorretto da sconfinare nel ridicolo; dall’altro una candidata con una lunga storia di procuratrice e una ragguardevole serie di primati: prima asio-americana a sedere nel Senato degli Stati Uniti (dal 2016), prima vicepresidente donna e prima candidata donna alla presidenza degli Stati Uniti senza essere stata la moglie di un ex presidente.
La fierezza di Harris
- Già dal primo minuto l’esito dello scontro è chiaro: Donald Trump entra nello studio televisivo e si dirige, imbronciato come al solito, verso la postazione a lui assegnata. Kamala Harris entra fiera e sorridente e, come primo gesto, stringe la mano al suo avversario, con una correttezza ed un rispetto che mai abbiamo visto sfoggiare dall’ex presidente.
- Il dibattito procede sullo stesso tono dell’incipit: Trump snocciola aneddoti inventati e accuse illegittime; Harris si difende in modo puntuale e sottolinea, più di una volta, che la sua presidenza mira a riconciliare gli americani e che quella del sul oppositore si nutre, invece, da sempre, di una polarizzazione che ha danneggiato l’America.

Le trovate di Trump
- La grande attesa (parlo per me) per le “affermazioni dubbie” e le cadute si stile di Trump non viene delusa e questa volta l’ex presidente davvero sorprende con numerose trovate sorprendenti, alcune delle quali già sentite in passato ma ribadite con orgoglio e determinazione.
- In ordine sparso mi piace citare le seguenti, liberamente parafrasate:
- “Gli immigrati provenienti da Messico e altrove mangiano cani e gatti dei vicini americani”;
- “Non mi ero accorto che Kamala Harris fosse di colore. Non mi importa, può essere del colore che preferisce. Ma perché ha tirato fuori questa storia solo di recente?”;
- “Kamala Harris odia Israele”;
- “Se fossi stato io alla presidenza, la guerra tra Russia e Ucraina non sarebbe mai iniziata”;
- “Kamala Harris è una marxista”;
- “I democratici sostengono il diritto all’aborto fino al nono mese e anche dopo la nascita del bambino”.
- Su quest’ultimo punto persino la giornalista moderatrice si è sentita in dovere di precisare che in nessuno stato USA, neanche in quelli governati dai democratici, è in vigore una normativa così permissiva.

Il programma di Harris
- Dal canto suo Harris ha risposto puntualmente a tutte le accuse del suo oppositore sottolineando che il suo desiderio sarà quello di creare un’economia delle opportunità, un paese in cui le aspirazioni dei piccoli e medi imprenditori trovino una realizzazione, un paese in cui le donne abbiano il diritto di decidere se abortire in libertà perché la gravidanza è una questione che riguarda il corpo della donna e nessun altro.
- Questo punto è sicuramente uno degli aspetti più importanti del programma di Harris. Dopo una serie di dichiarazioni contraddittorie e prese di posizioni dubbie, l’ex presidente Trump ha oramai abbondantemente dimostrato di essere contro l’aborto salvo casi estremissimi e di arrivare fino alla menzogna pur di screditare le posizioni dei democratici in questo campo.
- Una cosa è certa: se Trump ritornerà in carica il prossimo novembre, saranno i diversi stati dell’Unione a decidere in merito all’aborto con la conseguenza che in molti di essi le donne non avranno accesso libero alle strutture sanitarie e dovranno recarsi in un altro stato per interrompere la gravidanza.
- Del resto come aspettarsi un atteggiamento diverso da parte di un uomo che non ha mai mostrato nessun rispetto per le donne e che è accusato di abusi sessuali?
Quello che non riesco a spiegarmi è come sia possibile che anche una sola donna americana possa votare per un individuo del genere, come una sola persona non bianca possa fare affidamento in un presidente che equipara, senza alcuna remora, la parola immigrato al termine criminale.

Due punti di vista opposti
Sebbene nessuno dei due candidati abbia messo in discussione la pratica del fracking, nè tantomeno il diritto di ogni americano di possedere un’arma personale, Harris è riuscita a dipingere un quadro ottimista del futuro nel quale il desiderio di costruire è apparso chiaro rispetto a quello di demolire, espresso da Trump.
Harris ha saputo delineare bene l’immagine di un Trump anziano, superato, pericoloso per la democrazia americana, incline al conflitto.
Il culto della personalità
Molto interessante e direi appropriatissima, è l’osservazione di Harris sulla simpatia del suo rivale per i dittatori: Trump è accusato dall’avversaria di inquinare la politica americana con decisioni che la avvicinano ai peggiori dittatori mondiali per la sola soddisfazione personale di Trump di riceverne l’elogio.
E qui credo che Harris abbia messo il dito su un aspetto molto preoccupante della personalità dell’ex presidente: Trump appare agli occhi di molti come un aspirante dittatore nato nel paese sbagliato; uno capace di vedere solo il bianco e il nero, uno che coltiva la politica come il suo orticello personale in cui è possibile stringere amicizie con i dittatori mondiali al di là delle loro visioni politiche, come se si trattasse di un club per soli uomini in cui si gioca a poker e si decidono le sorti di nazioni intere tra un cocktail e uno spogliarello.
Forza Kamala, per quanto il mio endorsement non sia importante quanto quello di Taylor Swift e delle decine di star che ti sostengono, ti sei guadagnata anche il mio.
