Più rifletto e più mi viene da pensare che l’etica, l’antropologia, la politica e la sociologia abbiano bisogno di una nuova prospettiva e che le posizioni femministe degli ultimi decenni debbano fare un ulteriore passo avanti per riuscire ad offrire una vera alternativa.
Le donne e i movimenti femministi hanno fatto passi da gigante negli ultimi 100 anni. Da una situazione in cui non era concesso loro neanche il diritto di voto, le donne sono riuscite, molto rapidamente, a recuperare terreno in tutti gli ambiti dell’esistenza: istruzione, politica, arte, economia, relazioni sociali, spazi individuali.
Di questo passo, potremmo sperare di vedere, nel giro di pochi decenni, una completa uguaglianza di influenza tra uomini e donne. Se il merito riuscirà ad affermarsi come unico elemento determinante, le persone più esperte e volenterose riusciranno a rivestire i ruoli da loro scelti indipendentemente dal loro genere.
Questo auspicabile processo potrebbe non portare parallelamente ad un’accettazione da parte dell’universo maschile di tali nuove “coordinate”. Potremmo vedere un inasprimento della misoginia da parte di chi si vedrà spodestato di privilegi mantenuti saldi per millenni. Un po’ c’è da aspettarselo: chi sarebbe disposto a cedere vantaggi, potere, controllo, possibilità di decisione, migliori stipendi in cambio di nulla?

Foto di Cynthia Magana
E’ per questo che, soprattutto le nuove generazioni, dovranno essere educate alla parità fin dai primissimi anni di vita: affinché la distinzione di sesso biologico non porti automaticamente all’assegnazione di ruoli sociali e di generi che contengano, già all’interno di sé una discriminazione verso uno dei due.
La “battaglia” per guadagnare una parità che non c’era mai stata prima è stata lunga, tutta in salita ma sempre in progresso: una vera rivoluzione su tutti i fronti. Le donne hanno saputo dimostrare di saper fare tutto quello che sanno fare gli uomini come loro o anche meglio.
Il campo di battaglia tuttavia è stato sempre quello maschile: la conquista di spazi e diritti maschili in un territorio tutto maschile e costruito intorno ai suoi schemi. CEO donne hanno preso il posto che in azienda era occupato da uomini, gestendo – sicuramente con qualche input nuovo – aziende fondate e strutturate da uomini; capi di governo uomini sono stati sostituiti da donne che hanno svolto gli stessi loro compiti, all’interno di istituzioni che sono state create da uomini e che, per secoli, sono state gestite da loro; tantissime donne sono diventate ingegneri, ricercatrici, scienziate e, spesso ma non sempre, hanno sviluppato i propri percorsi all’interno di linee guida già pensate per loro da uomini.
Grazie all’ingresso delle donne in quasi tutti gli ambiti dell’esistenza, il mondo è sicuramente cambiato profondamente ma, per tantissimi versi, sembra ancora riproporre gli schemi impostati dagli uomini per millenni. E quindi, a guardare bene, non sembra ancora un mondo migliore, né un mondo più giusto. Lo è di sicuro per il fatto che metà della popolazione, prima esclusa da tutto il fare e il decidere, è ora in grado di capire, decidere e autodeterminarsi ma il mondo rimane un posto ingiusto, in cui pochi godono di tanti privilegi ed enormi ricchezze, in cui la logica della prevaricazione la fa ancora da padrone e in cui la guerra rimane, ahimè, ancora lo strumento principe di risoluzione dei conflitti.

Mi chiedo se un mondo costruito fin dalle origini su altri equilibri di potere tra uomini e donne si sarebbe sviluppato esattamente nello stesso modo in cui ci appare oggi: un pianeta sfruttato e offeso, in cui alcuni popoli ne hanno soggiogato altri e in cui la violenza e la disuguaglianza stanno a fondamento di tutti i sistemi esistenti.
Voglio rispondermi di no e voglio sperare che millenni di “gestione” scellerata possano aver insegnato qualcosa all’umanità intera.
Credo che la nuova frontiera del pensiero femminista (e non solo) debba essere proprio questa: provare ad immaginare un mondo nuovo, più giusto e meno violento, in cui i rapporti tra le persone e i popoli siano fondati realmente su un principio di reciproco rispetto.
E’ uno sforzo immenso che impone di pensare fuori da tutti gli schemi e le logiche esistenti, che non prenda per scontato e inamovibile nulla di ciò che già esiste, che sappia spingersi oltre le previsioni pessimistiche che, spesso, calano una mesta ombra sul destino dell’uomo.
Mentre continuiamo la nostra lotta sul campo di battaglia di un mondo ancora quasi tutto “maschile”, dobbiamo impegnarci ad immaginare e a creare un mondo diverso a cui aspirare, una meta che guidi tutti (non solo le donne!) alla realizzazione di una società più giusta.
Le grandi ideologie del secolo scorso sono state avvilite dal corso della storia; il liberalismo, unico sopravvissuto in questa strage di idee e ideologie, sembra vacillare di fronte allo spauracchio della dittatura tecnologica.
Non tutto è perduto: mettiamoci al lavoro.
