Le Olimpiadi di Parigi del 2024 verranno ricordate probabilmente più per la quantità e varietà di polemiche che per le prestazioni atletiche.
Tra tutte, quelle seguita all’incontro di pugilato Kelifh-Carini ha suscitato interesse e curiosità e, come sempre più spesso accade, ha creato due schieramenti opposti.
Imane Kelifh è un uomo o una donna? Perché gareggia nella categoria pugilato donne visto che nel 2023 era stata esclusa dalle competizioni?
I criteri di ammissione
Non sembra ancora completamente chiaro se la IBA (International Boxing Association) abbia escluso Khelif nel 2023 per i livelli di testosterone o perché i risultati del test genetico abbiano rivelato la combinazione XY dei cromosomi sessuali.
Una cosa che sappiamo per certo, però, è che Khelif ha superato i test imposti alle atlete dalla IOC (Internationaly Olympic Commitee) per la partecipazione alle Olimpiadi 2024 nella categoria donne -66 Kg.
E allora c’è da chiedersi: è corretto ammettere un’atleta ad una competizione olimpica in seguito ad un test per il quale risulta idonea e poi mettere in dubbio la sua idoneità? In realtà a metterla in dubbio non è stata la IOC bensì l’opinione pubblica e i media, che attorno all’atleta hanno sollevato un polverone indecoroso.
E dunque la vera domanda è: com’è possibile che le olimpiadi di Parigi si siano presentate come le più inclusive della storia e non abbiano tenuto conto della ampissima sfumatura di caratteristiche sessuali esistenti tra maschio e femmina?
Domande lecite
Ammettiamo che i cromosomi sessuali di Khelif siano XY, questo sarebbe sufficiente a definire l’atleta uomo? Cosa esattamente distingue una donna da un uomo?
Come viene “catalogato”, per esempio, un essere umano che nasce con genitali apparentemente femminili e cromosomi maschili?
Non si tratta di casi rarissimi: la varietà di fenotipi riscontrata alla nascita è molto più grande di quello che si possa pensare e i neonati cosiddetti “intersessuali”, che non rientrano esattamente nei fenotipi riconosciuti per i due sessi, si aggirano intorno all’1,5%. Una percentuale degna di considerazione, direi.
Khelif ha dichiarato di essere stata allevata come ragazza fin dalla nascita e la cosa non può sorprendere visto che nel suo paese natale, l’Algeria, non è legale cambiare sesso.
Viene da pensare che, nel 2024, immaginare delle olimpiadi con una logica strettamente binaria sia un po’ difficile e che avere pochissimi criteri per dividere gli uomini e le donne in due categorie, sia un po’ ingenuo.
Incontro Khelif-Carini Olimpiadi 2024
La forza non è una caratteristica come le altre nel pugilato
Le olimpiadi sono competizioni atletiche in cui le caratteristiche fisiche fanno la differenza. Non stiamo parlando di un esame di giurisprudenza in cui le persone sotto il metro e 60 cm devono essere trattate con la stessa logica di quelle che superano questa altezza. Nelle competizioni sportive la velocità, la flessibilità, il peso, la potenza rappresentano le principali armi per vincere. Nel pugilato la forza è uno degli elementi essenziali, quindi non può sorprendere che una donna – che si ritiene tale dalla nascita e che in tale categoria è stata da sempre inserita anche dalle istituzioni – dotata di particolare forza fisica voglia fare la pugile. Se una pugile è piu’ forte vincerà e non sarà perché ha imbrogliato, se è stata ammessa alle competizioni senza inganno.
Altrimenti si rischia il paradosso: una donna pugile è riconosciuta come un talento se è forte ma se è troppo forte diventa – per merito o demerito – un uomo?
Oppure basta che questa donna non risponda ai canoni di fisicità femminili per essere etichettata come uomo?
Forse sarebbe il caso di introdurre una terza categoria genderless? Forse, per alcune discipline, anche più di una!
Capisco che la divisione in categorie intersessuali non sarebbe semplicissima ma se si scegliesse di continuare a dividere gli atleti solo in donne e uomini, allora i test di ammissione nelle due categorie dovrebbero contemplare più criteri e non solo, per esempio, i livelli di testosterone.
Allo stesso modo in cui i pugili vengono divisi per categorie di peso, altre criteri dovrebbero essere introdotti per salvaguardare la sicurezza di tutti gli atleti.
Solo una cosa mi sembra veramente assurda: vedere ammettere una pugile in una categoria di gara e poi vederla diventare vittima di critiche spietate perché troppo forte o, peggio ancora, perché il suo aspetto non corrisponde a quello che il giudizio comune riconosce come tipicamente femminile.
Come saranno le prossime Olimpiadi?
Penso a come possa sentirsi una persona che vuole essere un’atleta fin dall’infanzia, che viene esclusa dagli sport maschili perché allevata come una ragazza e poi viene esclusa da quelli femminili perché troppo forte per essere una ragazza.
Credo che le prossime Olimpiadi debbano tenere conto dell’intersessualità di molte atlete e di molti atleti perché è possibile che, per alcuni di essi, questa caratteristica possa aver determinato la scelta stessa di fare dello sport una carriera e la carta vincente del loro percorso.
Mi sembra del tutto irrealistico, a questo punto, non tenere conto di questi aspetti e non provare a fare un tentativo serio di disciplinare le diversità, per rendere i giochi olimpici veramente inclusivi e più sicuri per tutti.

