Quanti siti di dating esistono? Me ne vengono in mente almeno tre o quattro ma sono sicura che ne esistono tantissimi e sembra che siano destinati a diventare sempre di più il modo “normale” di incontrare nuove persone e – come è stato per alcuni – persino il/la partner per la vita.
Mi sono sempre chiesta come si faccia a capire che una persona è il nostro match “ideale” senza trovarsene al cospetto e, sebbene di amore platonico e intellettuale se ne parli da secoli, non mi sembra di intuire che i rapporti umani nella società odierna stiano evolvendo esattamente in quella direzione.
Alcune teorie scientifiche affermano che, nella selezione di un/una potenziale partner per la continuazione della specie, gli essere umani ci mettano – inconsciamente – più o meno sette secondi per scegliere o escludere la persona che hanno di fronte. Mi chiedo quindi come si possano bypassare questi magici sette secondi percorrendo la strada più lunga e tortuosa dell’incontro virtuale nel quale, almeno in un primo momento, alla voce si sostituiscono le frasi scritte, alla carne i pixel delle immagini scelte per il profilo.
Il matching degli algoritmi
Certo il potenziale partner non si sceglie nel mucchio: l’algoritmo del sito di incontri seleziona per gli utenti il potenziale match migliore in base agli interessi, alle attitudini, al luogo di residenza e alle caratteristiche fisiche. Ma anche in questo caso, dal postal-market di potenziali compagni non emerge quel magico mix di tono della voce-gestualità-colori-profumi che fa colpo sul nostro istinto primitivo. E allora il match digitale rappresenta solo un primo step che spesso necessita di essere completato dall’incontro dal vivo.
…e chi l’ha detto poi che chi ha gli stessi interessi ha più probabilità di trovarsi in coppia? L’assioma “chi si assomiglia si piglia” ha tanti fan quanti ne ha “gli opposti si attraggono”.
Ma immaginiamo per un attimo che il nostro PC, oltre a farci scegliere con un click le caratteristiche del partner ideale, sia in grado anche di farci sentire l’odore, il tono della voce, la “texture” della pelle dei potenziali partner e tutte quelle caratteristiche per cui gli esseri umani si scelgono tra di loro. Immaginiamo quindi dei dispositivi che sappiano raccogliere e catalogare tutte queste caratteristiche degli individui, un po’ come già fanno i nostri PC nel “catturare” e le nostre preferenze politiche, sociali e commerciali attraverso i like. La scelta del match perfetto sarebbe di molto semplificata e avrebbe un margine di errore molto più basso di quello attuale.
I Big Data
Diciamo che, considerata la velocità con la quale la tecnologia si sta sviluppando, questo traguardo non è poi così lontano. A breve nel calderone dei Big Data potranno finire anche queste caratteristiche uniche degli esseri umani. Non solo le impronte digitali e tutte le nostre attitudini e preferenze ma anche i nostri odori, sapori e “consistenze”. Dettagli che sembrano troppo intimi da essere consegnati ad una macchina e, attraverso di essa, a tutto il globo. Chi potrebbe essere disposto a farlo? Di sicuro molte di quelle persone che sono alla ricerca di un compagno o di una compagna e, piano piano, anche tutti gli altri…solo perché… tutti lo fanno e quindi di sicuro va bene. Ma può darsi di no…
Non è forse vero che attraverso i nostri telefonini, per mezzo degli argomenti che leggiamo, dei prodotti che acquistiamo, degli eventi a cui diciamo di essere interessati, regaliamo ogni giorno alla rete tutte le informazioni che servono per disegnare un nostro alter ego digitale che ci somiglia in quasi tutto? Ecco, con l’aggiunta di questi particolari “organolettici” il nostro avatar ci potrà somigliare al 99,9%, a tal punto che quasi non ci sarà bisogno di presentarsi agli appuntamenti fissati con il sito d’incontri: potremo mandare il nostro avatar!
Basta con le cene organizzate dagli amici per farci trovare l’amico o l’amica speciale, basta farsi belli per la serata in discoteca (che fatica!) nella speranza di conoscere qualcuno di interessante. Tanto impegno e pochissimi risultati: più semplice affidarsi all’algoritmo senza neanche uscire di casa.
Se questo quadro può sembrare futuristico ed estremo, ricordiamoci che dieci anni fa anche l’Augmeted Reality e gli assistenti virtuali sembravano tali.
Rimane il (grosso) dubbio se sia questa la direzione verso la quale desideriamo muoversi e per la quale vogliamo prepararci.
Io qualche domanda me la farei…
