Un trionfo annunciato quello del Festival di Sanremo di quest’anno. Una vittoria intuibile già dalla prima esibizione di Angelina Mango, la giovanissima figlia di Pino Mango che ha dominato l’edizione 2024.
Una vittoria che premia anche Madame, talentuosa giovane musicista e coautrice del brano. Il pezzo che, come molti successi degli ultimi anni, nasce dalla fusione di più sonorità, risente dell’influenza della musica sudamericana, della tradizione partenopea e del rap e sembra cucito alla perfezione sulla pelle della sua esuberante interprete.
“Mi hanno detto che la vita è preziosa. Io la indosso a testa alta sul collo” recita la seconda strofa e già si capisce che la gioia e la determinazione lasceranno poco spazio alla negatività “Quanta gente nelle cose vede il male; viene voglia di scappare come iniziano a parlare” ribadisce il concetto, se non fosse abbastanza chiaro.
Con una energia a dir poco contagiosa Angelina Mango porta sul palco un’esibizione che lascia senza fiato per la sua vitalità dirompente e per l’interpretazione ipnotica.
Le tarantate
In assenza di una vera e propria coreografia, la contante alterna tempi di espressione melodica a momenti di danza frenetica che, sul ritmo della citata cumbia, ricorda un po’ le tarante delle tradizioni del Sud. Con movenze che ricalcano in parte la danza del ventre e in parte i balli tribali, Angelina volteggia e si dimena come per scuotere la noia dal corpo e dalla mente.
Come allora la tarantella si presentava quale unico rimedio e cura al morso velenoso della tarantola, anche oggi la cumbia sembra essere l’unico antidoto ad una noia che altrimenti porterebbe a “morire senza morire”.

Come la tarantella di secoli fa permetteva alle donne, attraverso una danza senza controllo, di liberarsi di una sintomatologia che portava turbe emotive, nausea e dispnea, anche la cumbia di Angelina lascia che il corpo combatta con le sue armi primordiali, la sensazione di debolezza interiore provocata dalla noia. Come allora per le “tarantate” il ballo sfrenato permetteva la liberazione del corpo e dell’anima anche oggi la cumbia si manifesta come atto di reazione e liberazione.
La noia costruttiva
La noia di cui parla Angelina – e di cui vorremmo sentire parlare più spesso – è più simile all’otium dei latini che allo spleen di Baudelaire: è una noia che porta alla ricerca dell’energia interiore e alla rigenerazione dello spirito. Ben lontana dalla superficiale noia che trova cura istantanea nelle strette maglie di internet e dei social media, la noia in questione è un momento prezioso di introspezione, un’epifania esistenziale che offre l’occasione di una rinascita.
Una consapevolezza che ci lascia piacevolmente sorpresi e che ci fa sperare che le nuove generazioni possano avere ancora la forza e la volontà di interrogarsi sui
grandi interrogativi esistenziali. “Muoio perché morire rende i giorni più umani, vivo perché soffrire fa le gioie più grandi” conclude un brano che ha vinto la nostra fiducia, prima ancora che il festival.
Brava Angelina.
