Il film di Yorgos Lanthimos, tratto dal romanzo di Alasdair Gray, è sicuramente uno dei film più originali degli ultimi anni sotto molti punti di vista.
Da una Londra vittoriana in bianco e nero a tratti cupa e a tratti fin troppo colorata, ad una Parigi che sembra il coperchio di una scatola di bon bon farciti, gli ambienti ricreati dal regista accompagnano divinamente le scene, spesso grottesche, di una fiaba che segue una narrazione in crescendo.
Gli abiti della protagonista, eccessivi, sfarzosi e pregiatissimi, contrastano vistosamente con la goffaggine iniziale del personaggio di Bella Baxter e sembrano voler anticipare, fin dalla prima scena, l’esplosione del mondo interiore che avverrà nella protagonista.

I temi centrali
Nel film si rincorrono temi importanti, dalla sessualità femminile agli stereotipi sociali, nel quadro di una scienza sperimentale a tutti i costi che ha già superato i dubbi e i quesiti morali legati all’ingegnieria genetica.
A far riflettere è anche la domanda che lo scienziato “God” – un nome non casuale – si pone in merito alla scelta di dare a Bella una nuova identità. Quale diritto avrebbe di ridare la stessa vita ad una persona che quella vita la non vuole più?
Su uno sfondo “da macelleria” in cui il medico-scienziato Godwin si divide tra lezioni di anatomia ed esperimenti genetici, vediamo il personaggio di Bella trasformarsi da una bambina con le dimensioni da adulta ad una giovane creatura con una forza vitale incontrollabile. La voglia di vedere il mondo, il cibo, il sesso, tutto viene consumato con una bulimia dirompente che non trova limite neanche nei tentativi dello scienziato di tenere la donna sotto controllo e al riparo dal mondo esterno.
La dimensione sessuale
Già nella primissima parte del film Bella, interpretata da una straordinaria Emma Stone, scopre il piacere sessuale con le proprie mani, poi con la complicità dell’avvocato Duncan Wedderburn, un personaggio solo apparentemente libertino, che entra, inconsapevolmente, a far parte di un esperimento che lo porterà alla disperazione.
Al regista il merito di aver esplorato questa “maturazione” sessuale con una certa libertà: Bella è un’instancabile divoratrice di sesso e non comprende perché dovrebbe fare altro nella vita. Ancora completamente ignara degli schemi sociali che caratterizzano le relazioni uomo-donna di quell’epoca, si promette in sposa ad un uomo e parte alla scoperta del mondo con un altro, dietro la promessa implicita da parte di quest’ultimo di soddisfare tutti i suoi appetiti sessuali.

Interessante è anche la rappresentazione di Bella come creatura incapace di comprendere la forzatura delle connessioni tra fedeltà sessuale, matrimonio, controllo della riproduzione e buoni rapporti con l’altro sesso. Bella si destreggia tra le aspettative dell’avvocato Wedderburn di una sua fedeltà “naturale”, con ragionamenti lineari e conseguenziali che trovano i propri interrogativi solo nelle continue rimostranze dell’avvocato.
La donna nell’età vittoriana
Questo racconto di libertà e autodeterminazione trova un certo limite nella scelta di Bella di prostituirsi per unire in un solo “esercizio” la soddisfazione di due bisogni complementari: il sesso e il denaro. Sebbene la decisione del personaggio sia coerente con l’impostazione del carattere della protagonista, delude, nello spettatore, la banalità di una scelta dettata – ovviamente – dalle condizioni della donna dell’età vittoriana, esclusa dalla maggior parte delle attività lavorative e “pensata” solo come centro della vita domestica.
Dopo aver visto la maturazione di Bella come essere libero e come esploratrice, avremmo voluta vederla trovare la propria strada in ambiti diversi da quelli che implicano l’utilizzo del corpo come unico mezzo di autoaffermazione. E sebbene la scelta venga presentata come naturale e desiderata dalla protagonista, il regista non ha saputo non cedere alla tentazione di rappresentare il corpo di Bella come oggetto sessuale invece che come espressione di una scelta di autodeterminazione, in questo allontanandosi ben poco dalla filmografia comune.
L’ultima parte del film si snoda tra l’ennesima ribellione di Bella alle condizioni imposte dal ritrovato primo marito e un desiderio di realizzazione e giustificata vendetta.
Di fronte alla morte di un grandioso Willem Dafoe nei panni dello scienziato “God”, Bella capisce che la sua missione nella vita sarà quella di continuare la strada del padre-creatore e si mette subito alla prova. Con un esperimento che sembra una consacrazione degli insegnamenti paterni e allo stesso tempo una legittimazione della propria esistenza, Bella da il suo personale lieto fine alla storia, svegliando nello spettatore le recondite paure legate agli sviluppi dell’ingegneria genetica e del mondo che forse ci aspetterà.
