Chi ha detto femminismo?

Foto di Markus Winkler

C’era proprio bisogno di un altro blog femminista?

Se ve lo state chiedendo, probabilmente sì. Se pensate che sulla parità di genere sia stato già detto e fatto tutto probabilmente siete uomini oppure donne particolarmente fortunate.

Perché se invece siete donne “normali” o comunque non siete maschi, bianchi e etero, di sicuro, almeno una volta nella vita, vi sarà capitato di essere discriminati per questa ragione e di sentire di non aver avuto le stesse opportunità di questi ultimi.

Potrebbe esservi capitato in ambito lavorativo (ma va’?) o in famiglia, ma anche in una conversazione tra amici e conoscenti. E probabilmente, anche se non si è trattato di un abuso intenzionale, vi sarà saltato all’occhio che il sistema sociale è così impregnato di sessismo che sembra quasi impossibile scardinarne alcune assunzioni, assetti, luoghi comuni.

Ma niente è impossibile, anche se il percorso è impegnativo e costellato di ostacoli.

Questo blog non vuole affrontare solo le discriminazioni di genere sotto gli occhi di tutti ma analizzare anche e soprattutto le nuances che sfuggono ad una prima osservazione. Perché le discriminazioni e le disuguaglianze non sono solo quelle che vedono le donne pagate meno degli uomini per fare lo stesso lavoro ma anche tutte quelle idee e sovrastrutture che relegano le donne ad una posizione inferiore nella scala di valori in tutti gli ambiti della società, per il solo motivo di non essere maschi.

Poiché il pregiudizio viene da molto molto lontano, la capacità con cui si è sedimentato è profonda e i mezzi per estirparlo devono essere molteplici e ben mirati.

Quindi non solo i manifesti programmatici per una politica più attenta e giusta ma anche, e soprattutto un’azione continua sulla cultura della nostra società, dagli ambiti ristretti della famiglia a quelli più ampi della scuola, del costume, dello spettacolo, della giustizia.

Per questa ragione il blog avrà per lo più il femminismo come prospettiva e “i dintorni” come argomenti.

L’intenzione è anche quella di immaginare un sistema sociale, politico ed economico completamente diverso, perché l’affermazione del paradigma patriarcale scaturisce e ribadisce un assetto che fa delle diseguaglianze il suo fulcro e che r la stessa logica di prevaricazione e sottomissione in ogni ambito: i ricchi sui poveri, i paesi imperialisti su quelli vittime di sfruttamento, gli esseri umani sulla natura.

La certezza che questa sia solo una delle strade sperimentate ma non l’unica né – tanto meno – la migliore possibile, deve guidarci nelle riflessioni e nelle azioni di tutti giorni, per evitare che la critica diventi un’esercizio sterile e che la speranza si trasformi in rassegnazione.

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